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Ti lascio, amica mia.

Le tue pareti, da cui ho tolto vecchia carta da parati, con in armadio il mio vestito da sposa. Il caminetto, su cui mi son scaldata, abbracciata ad un illusorio amore. Il divano, da dove tessevo maglioncini con un bimbo nella pancia. La cucina, dentro cui preparavo un pranzo per due, poi per tre, poi per due. Il salone, con le cene degli amici, le feste di compleanno con i bimbi, le prove con il gruppo. Un angolo della mia camera, dove in silenzio piangevo un matrimonio finito. E una cameretta con paperino disegnato, la pace dei sogni di neonato attorno, i giochi in giro, il freddo di una caldaia che non potevo permettermi di cambiare. 

Ti ho amata, come culla di un sogno breve e falso. Quando mi son liberata dei fardelli, abbiam davvero vissuto, io e te. Ti ho cullata, accarezzata, amata. Nonostante i nemici, giusto fuori dalla porta, lì mi sentivo al sicuro. 

L’ultima notte che ho dormito  nelle tue stanze, era il giorno del redentore, di qualche anno fa. I fuochi di Venezia, un bambino felice, e il ritorno da te, assieme ad un altro fardello che però, come il resto, ora ho scordato.

Ti sono grata, per avermi regalato un sogno di “normalità”. E’ che non era destino, che io facessi la moglie. Non ci son portata, si vede. 

Mi mancherài, forse. Come mi mancherà lasciare un trancio di me al nemico, ma è per il mio bene, sai. 

Ora ho una casina piccola piccola, ma coccola. Io e il mio cucciolo stiamo lì, abbracciati sul divano, con le nostre cose intorno, dopo una giornata di lieve routine attorno a questo nido. 

Non è te. Non è la mia casa dei sogni, che ho amato, che ho protetto, dove ho aspettato che qualcosa si risolvesse, dove ho cacciato ciò che prima pensavo di rivolere. Dove ho pianto tutte le lacrime della mia vita. Un paio, lo sai, le ho versate anche per te, l’ultima volta, ‘che non doveva andare così, la mia bella famiglia in frantumi. Diec’anni, ma per me è passato un sol giorno. 

Accarezzo i tuoi muri, piano. E ti lascio andare.

7 pensieri riguardo “via

  1. minkia che post lacrimevole ho scritto, chiedo scusa. ma era d’obbligo, povera stella.

  2. Ciao,

    rispondo qui (avendo appena letto questo post). Dicevo: “fesserie” nel senso che, giungendo qui casualmente, dopo link e link e link, da pagine cariche di niente e piene di nulla; dopo aver letto un nick “laflauta” con annessa la foto di una donna bionda (non che abbia qualcosa contro le bionde), dopo aver letto, sul margine destro, “e allora anch’io sì sono una troia”; mi aspettavo l’ennesimo blog di un’egocentrica, esaurita e svampita, impegnata nell’ennesimo tentativo di amplificare per mille il suo essere “comune tra gli anonimi”. Invece, ecco un altro bel post, sincero e ben scritto; in grado di trasmettere qualcosa. Insomma: finalmente una che non spreca banda.
    Che rarità.

    Brava

  3. Ecco.
    Sono senza parole.
    Forse è da sempre un tentativo ben riuscito per travestirsi, oppure solo una casuale somma di particolari frivoli.
    Laflauta è il mio soprannome della “vita reale”, in quanto sono una flautista. Bionda, diamine, son nata così.. E il banner del “sono una troia” è legato a un link, decisamente non svampito, a parer mio.

    Ed è bellissimo sapere che questo dannato hobby di buttar parole nella rete è diventato, mio malgrado, una dote che devo curare.

    Il gioco dell’egocentrica svampita è il mio preferito… comodo, pratico, consente di esser giustificata per ogni errore, e non giudicata a priori, in quanto già insulsa di suo..
    Mi sa che ormai non ho più l’età (oppure…. diciamolo, sono una pessima attrice! :D)

    (….oppure…. eccezionale?)

  4. Non trovo niente da dire, continuo a scrivere e cancellare il commento. Ah, ecco: magari qualcun altro sarà felice nella tua vecchia casa. Mentre tu sarai (sei) felice in quella nuova.
    Al castello pensiamo più avanti.

    PS: quello in canotta del post precedente mi ricorda qualcuno. Soprattutto se ha la panza.

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