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…e quelli che son ancora vivi, non sono CULTURA?

…e quelli che son ancora vivi, non sono CULTURA?

Ve la ricordate la mia lettera al Ministro?…..
Son passati mesi ma il Ministro Bray (ma mica solo lui eh) nulla ha fatto per la musica.
Sia chiaro, di Siae si è occupato: con la Siae, per l’appunto. Un bel tavolo di lavoro, incrocio di intenti. Agevolando i diritti della Siae, che è discorso ben diverso da “diritto degli autori”, soprattutto noi inezie di piccoli autori, che per chiara espressione di Siae non siamo considerati. Infatti la mia bella letterina, rimbalzata in ogni dove, ha contribuito ad aprire un dialogo attivo tra il Ministro e… la Siae.

Ma maledetta quella volta.

Noi che, anche se meriteremmo il borderò blu, abbiamo quello rosso. Ovvero, noi che nemmeno meritiamo la distribuzione analitica dei nostri diritti. Usati anche fino a sto punto.

Ovviamente la legge sulla Musica dal vivo è stata  l’ennesima presa per i fondelli: nulla, nulla, nulla è cambiato per noi.  E’ stata invece una facilitazione (legittima, sia chiaro) per gli uffici comunali. Ma è stato disonesto passarla come mossa a favore dei musicisti, specificatamente associata al mio appello.

Ne’ il ministero ne’ altri, eh. La scorsa settimana un deputato di Scelta Civica ha interpellato il Ministro riguardo una revisione delle leggi (del 41) sul diritto d’autore… sì okay, bene. Pensiamo a mettere in sicurezza la nave. Peccato che la nave già è affondata.

Sono affondati tutti i sogni di giovani studenti di conservatorio, ad esempio: non hanno alcuna prospettiva, ne’ contratto di lavoro, ne’ futuro pensionistico, ne’ d’insegnamento, e a causa della crisi di amministrazioni locali o situazioni private che organizzavano concerti, nemmeno la possibilità di fare concerti a nero.

Sono decimate le scuole di musica, perché non considerate fondamentali come le attività sportive extrascolastiche (vi ricordate? il Ministro mi ha risposto parlando di Licei Musicali, ignorando completamente una realtà straordinaria e coraggiosa di docenti di musica che insegnano a tutti, anche agli stonati, perché la musica è un diritto, non un dono!). I docenti, che guadagnano 11 euro l’ora, devono farsi una partita Iva, ….. fallendo l’anno successivo.

Idem per i musicisti… come se non si sapesse che il nero impera, purtroppo per noi, grazie al budget dei concerti che prevede la fetta più grossa (con tariffe INAUDITE) alla Siae.

Sono arrabbiata. Ah sì. A’ voja. Perché non c’è alcun interesse a salvare I VIVI oltre ai monumenti di Pompei. Perché se si parla di cultura, si parla di monumenti. Cose da inaugurare in pompa magna.

Di noi poveri cristi, che non abbiamo bisogno di un restauro ma solo di esser messi in condizione di poter solo FARE IL NOSTRO LAVORO, non frega una mazza a nessuno. Cancellati da discorsi e prospettive future.

I musicisti stanno morendo. La cultura, quella che crea, che insegna, muore.
Ve lo meritate, Joe Bastianich in concerto al Blue Note. 

 

In cosa consiste il decreto sulla musica dal vivo.

In cosa consiste il decreto sulla musica dal vivo.

Ieri è passato in Senato (EDIT: ed anche alla Camera) quel punticino in cui si propongono nuove regole per poter organizzare eventi dal vivo. La musica dal vivo liberalizzata, yeah yeah, eccetera. (Su Repubblica sembra davvero tutto figo)

Ma io (che già mi son sposata una volta e ho imparato che certi begli avvenimenti magari nascondano delle chiaviche niente male) non mi sento di far festa ed aprire bottiglie. Mica solo perché tanto deve prima passare in Parlamento (EDIT: è passato, l’8 ottobre). Sarà che tutte ste cose annunciate in pompa magna mi insospettiscono sempre, beh, mi son informata, ho cercato dei riscontri reali.

Passo a pie’ pari sulla discussione in aula, non me ne vogliate, avrei un sacco di battute per quel cabaret, se non fosse tanto triste il repertorio su cui ironizzare. Vi rimando al sito del Senato per i dettagli di colore.

Il decreto si concentra su una fascia specifica di spettacoli dal vivo: quelli con un limite di 200 spettatori, con durata che non superi le ore 24.

– Ma finora serviva l’autorizzazione?

Ecco: in circoli privati o teatri no, ma nemmeno nei locali. Poniamo esempio, la mia regione cita la L.R. 29 art.31 del 25/09/2007 cita esplicitamente :

Art. 31

Attività accessorie

1. Fermo restando il rispetto della normativa vigente in materia, le autorizzazioni di cui all’articolo 8, comma 1, abilitano all’installazione e all’uso di apparecchi radiotelevisivi ed impianti in genere per la diffusione sonora e di immagini all’interno dei locali abilitati all’attività di somministrazione e non allestiti in modo da configurare lo svolgimento di un’attività di pubblico spettacolo o intrattenimento.

2. Le autorizzazioni di cui al comma 1 abilitano, altresì, alla effettuazione di piccoli intrattenimenti musicali senza ballo in sale dove la clientela accede per la consumazione, senza l’apprestamento di elementi atti a trasformare l’esercizio in locale di pubblico spettacolo o intrattenimento e senza il pagamento di biglietto di ingresso o di aumento nei costi delle consumazioni. È comunque fatto salvo il rispetto delle disposizioni vigenti ed, in particolare, di quelle in materia di sicurezza, di prevenzione incendi e di tutela dall’inquinamento acustico.

Quindi, se suono in un locale, senza maggiorazione ai tavoli o biglietti d’ingresso, il gestore non ha nessuna autorizzazione da chiedere. 

– E allora chi chiede l’autorizzazione?

Chi organizzava un evento o manifestazione magari in luogo pubblico, in un parco, una piazza.

– Come funziona sta cosa di chiedere l’autorizzazione?

Si va in Comune, si compila un modulo, in marca da bollo (da 16 euro). A seconda del tipo di evento si allegano una planimetria dell’area interessata, foto delle eventuali aree verdi, programma dettagliato della manifestazione, dichiarazioni varie (di chi organizza, soci, gestori punti ristoro, ecc). Di solito si dovrebbe presentar domanda 60 giorni prima dell’evento, ma spesso la pratica si conclude in una settimana, in tempo anche per i ritardatari. Versamento dei diritti di istruttoria (qui da me son 100 euro). L’ufficio prepara la pratica, richiede i diversi pareri (polizia municipale, verde pubblico, eccetera) e prepara l’autorizzazione. E’ tutto piuttosto veloce (qui da me, almeno) e serve a verificare che ci siano le condizioni, di sicurezza in primis, per una tale manifestazione. Per grandi eventi è utile anche per predisporre un servizio di sicurezza o prevedere ambulanze o quant’altro, prevedere i flussi (affiché non ci sian blocchi del traffico, eccetera).
Se agli eventi partecipa anche l’amministrazione (spesso accade) questa trafila la segue il Comune direttamente.

Arrivati i pareri, preparano l’autorizzazione e l’organizzatore va a ritirarsela (con un’altra marca da bollo da 16 euro).

 – Cosa propone invece il decreto valorecultura?

Una semplice Scia, in cui si comunica la manifestazione. Nessun pagamento, presentazione al Comune e via, ma attenzione, solo per manifestazioni sotto le 200 persone. Se io organizzo un concerto in piazza è complesso prevedere che ci saranno solo 200 persone…..  Per i locali si continuerà a non pagare e richiedere nulla come autorizzazione, come ho spiegato prima, a meno di biglietto di entrata o maggiorazioni.

– Quindi abbiamo VINTOH!

No spetta…. quanti concerti/evento si fanno, su suolo pubblico/privato e sotto i 200 spettatori, e non in locali o teatri? Una piccola fetta. Comunque un successo, in questa Italia che non ne viene mai fuori dalle scartoffie.
Gli stessi impiegati che ho contattato mi hanno confermato che era una logica conseguenza di tutto un meccanismo di semplificazione burocratica, che strozza più gli uffici comunali che il singolo cittadino. Insomma, non sono molto sicura sia una vittoria di una petizione online, come ho letto in questi due giorni.

– Ma quindi si aiuta la musica dal vivo o no?

Il macete vero e proprio, quello che cala sulla testa dei gestori/organizzatori che voglion far musica, ma soprattutto sui cachet (e sui contributi previdenziali) dei musicisti, è sempre quello: la Siae. Ben più costoso di quei 132 euro (ipotesi veneziana) di autorizzazione comunale che risparmieremmo ora. Quindi, a conti fatti, è cambiato ben poco: la Siae si continuerà a pagare.

Però. Però sembra che il discorso SIAE e legislazione del nostro mestiere sia prepotentemente entrato nell’OdG del Senato. Sembra che a passettini qualcosa si muova. Poco, ma si muove.

Ora: della vittoria (circa) di ieri si son presi i meriti tutti. Da chi ha firmato la petizione, a chi l’ha proposta, esposta, a chi l’ha sostenuta, a siti singoli, associazioni e quant’altro.  Eh, ma mica è finita qui, raga. E’ lunga, mica possiamo accontentarci delle patatine. Dobbiamo continuare l’opera di condivisione e martellamento di media e quant’altro, abbiamo diritto al pranzo completo. E se faccio una metafora col cibo quotidiano, eh, chiedete ad un musicista quanto sia appropriata…..